Come scegliere un corso di laurea?


Se ti trovi su questo sito probabilmente non è casuale e scommetto che ti sarà d’aiuto nel cercare un corso di laurea.

Ti avviso solo che questo articolo non s’impone l’obiettivo di essere breve né tanto meno di dare una risposta rapida. Su internet è pieno di articoli con quell’impostazione. Se non ti ho distolto dal tuo intento di leggere beh preparati perché questo ha l’intenzione di essere un saggio breve abbastanza critico.

Prima di partire però ti avviso che su questo sito è presente uno strumento per cercare corsi di laurea. Strumento che contiene tutti i corsi di laurea italiani e permette di effettuare una rapida ricerca tramite i nomi dei corsi. Per capire come funziona qui c'è la mia guida.



Il metodo


Prima di spiegare la mia personale visione del mondo però è giusto spiegare il percorso che mi ha portato alle conclusioni che ho tratto.

Come persona (e come universitario) non sono mai stato indeciso su quale potesse essere la mia area accademica, ma un’area accademica è un’idea troppo vaga soprattutto se si parla dell’ambito dell’informatica. E questo vale non solo per quest'ultima.

Aver imparato a scrivere siti web e a usare linux già alle medie è stato un buon punto di partenza, ma, come già accennato prima, quest’area è troppo vasta e complessa perché questo sia sufficiente a capire quale corso di laurea intraprendere. Infatti, per fare qualche esempio, esistono corsi di laurea triennale in informatica, in ingegneria informatica, sicurezza informatica, informatica musicale ecc. Ma su questo ci torniamo dopo.

Questa parte di storia ha una grande rilevanza nel mio percorso di crescita dal momento che mi ha portato ad avere molte discussioni e dei confronti costruttivi. Questi ultimi mi hanno schiarito sempre di più le idee e mi hanno dato conferma che fossi fra i pochi a interrogarsi così tanto e in maniera tanto scrupolosa su quale strada fosse meglio intraprendere. Oltre al confronto con altre persone ho passato ore su articoli di giornale, siti universitari ecc. facendomi un’idea su quali fossero le competenze più richieste nel mondo del lavoro.

A essere onesto ho sentito la mancanza di un orientamento universitario adeguato che il mondo scolastico avrebbe dovuto darmi, orientamento che si è rivelato deludente sotto tutti i punti di vista. Oltre all’informazione e al confronto con gli altri, il mio pensiero è frutto anche dell’esperienza (mi riferisco a qualche esperienza lavorativa fuori e dentro al mio settore), contatto di cui ho beneficiato moltissimo.



Piccola premessa


Prima di procedere ci tengo a fare una precisazione: io non sono uno psicologo, un formatore o una persona che ricopre un qualsiasi ruolo del genere. Sono semplicemente una persona che si informa e cerca di fare un discorso di senso compiuto.

Quindi cercate di fare attenzione, quello che dico potrebbe essere giusto come no. Confido quindi nel senso critico e nell’intelligenza del lettore perché ciò che scrivo potrebbe adattarsi meglio a qualcuno rispetto ad altri.

Dovete prendere questo testo come uno dei tanti specchi sul mondo reale, dev’essere solo uno stimolo a vedere la realtà con i miei occhi per poi confrontarla col vostro modo di intenderla. Perciò non leggete questo testo al pari di una guida o di un video di How to.



Il percorso che intendo proporre


Solitamente viene detto di pensare alle proprie passioni come prima regola per cercare l’università più adatta a te, io trovo questo consiglio troppo generico e poco attuabile.

Prima di tutto bisogna differenziare ciò che potrebbe essere appassionante da studiare rispetto a ciò che potrebbe essere appassionante da fare.

Seconda cosa, è molto più importante capire il come rispetto al cosa… cosa voglio dire? Semplice, voglio dire che bisognerebbe pensare innanzitutto a come vorresti portare avanti una determinata professione: vorresti lavorare in proprio o per qualcuno? Vorresti fare un dottorato o fermarti alla laurea triennale? Nessuno mi ha mai fatto questa domanda e lo trovo grave.



Conoscere se stessi


Credo che questa sia la parte più snobbata di tutti quando invece le andrebbe di diritto il primo posto sul podio in quanto a importanza.

Partiamo subito con qualche esempio: fare il professore o fare il microeconomista sono due lavori che richiedono due caratteri diversi. Chiaramente l’esempio che farò è un po’ estremo ma è utile ai fini della comprensione del mio punto di vista.

Il professore per essere bravo del suo lavoro necessita di empatia, questo perché ricopre un ruole fondamentale in questa società che non si limita solo al mero insegnamento. Un buon insegnante può avere un fortissimo impatto nella vita di uno studente. Galimberti disse una cosa simile a tale proposito, ovvero che un professore può fare la differenza tra la vita e la morte di un alunno. È accaduto spesso che un professore venisse a conoscenza di problemi di depressione o di bullismo subito da un ragazzo e che per merito del suo intervento attivo (magari anche solo parlandone coi genitori o essendo di conforto per il ragazzo o la ragazza in questione) salvasse la vita di quella persona. In questo caso l’empatia gioca un ruolo fondamentale e siccome non si apprende a scuola è giusto interrogarsi se si ha questa caratteristica prima di decidere di intraprendere la strada dell’insegnamento.

Al contrario un microeconomista deve prendere delle decisioni basate sui numeri dove l’empatia serve a ben poco. In questo caso serve molto senso critico: decidere di aumentare il prezzo di un bene non è una decisione da prendere di pancia, ma va ponderata bene interrogandosi assiduamente su cosa succederebbe se si aumentasse il prezzo del bene x, ad esempio, e continuando con una serie di altre considerazioni.

Con questi due esempi ciò che voglio fare è mettere in luce come alcune persone siano più o meno predisposte a percorre una strada piuttosto che un’altra e lo sono non in base al loro andamento scolastico o alle loro passioni, ma in base al loro carattere.

Quando ci troviamo a dover decidere che corso di laurea scegliere se ci conosciamo sappiamo già cosa escludere e cosa no.



Conoscere il lavoro a cui si va in contro


Con questo capitolo voglio introdurre un altro aspetto che non ho mai visto considerare né alle superiori né all'università: cioè quale sarà la tua posizione lavorativa e cosa comporta una posizione piuttosto che un’altra.

Per sapere quali sono le posizioni che si possono ottenere in seguito alla laurea basta visitare il sito del corso di laurea. Li solitamente si parla di sbocchi lavorativi.

Partiamo con altri due esempi diametralmente opposti, giusto per farmi capire. Fare l’imprenditore e fare il dipendente pubblico sono due cose ben distinte.

Ora supponiamo che io voglia fare l’imprenditore e che il mio lavoro consista nell'offrire servizi a terzi, non solo ho la responsabilità sul mio operato e sul mio lavoro, ma sono anche responsabile per quanto riguarda il lavoro altrui.

Questo cosa comporta? Che per fare questo lavoro bisogna essere in grado di sopportare lo stress e avere sangue freddo. Lo stress è un fattore quotidiano in questo caso, bisogna prendere decisioni, talvolta ci si sente soli e si hanno addosso molte responsabilità. Il sangue freddo serve in caso di emergenza e un’emergenza prima o poi capita è solo questione di tempo.

Supponiamo che il servizio che offri al cliente sia un database e che salti la connessione internet, che faresti? Andresti in panico sapendo che i tuoi clienti perdono soldi per ogni secondo di disservizio o avresti la lucidità per ingegnarti a trovare una soluzione?

Al contrario chi ha il posto fisso non ha tutti questi problemi.

Se qualcosa non va c’è sempre un superiore che può rimediare, non rischia di perdere il lavoro e ha già tutto pronto; l’unica cosa che deve fare è portare a termine la sua mansione senza doversi preoccupare della contabilità, degli imprevisti e di altre mille cose a cui un imprenditore deve prestare una scrupolosa attenzione.

Quindi ora che ho messo in evidenza le differenze tra le due posizioni quale scegliereste?



Capire quali sono le proprie passioni


Va prestata molta attenzione su questo punto. Bisogna saper distinguere tra cosa è appassionante studiare e cosa è appassionante fare.

Cosa intendo dire? Semplicemente due cose. La prima - e qui riprendo il capitolo precedente - è che non si dovrebbe pensare solo alle materie che ci appassionano, ma anche agli sbocchi lavorativi che un certo corso di laurea può offrirti.

Qui cito un esempio: qual è la differenza tra fare lo sviluppatore di siti web e l’esperto di sicurezza informatica?

Nel primo caso molti finiscono per lavorare in proprio, mentre nel secondo si finisce spesso sotto delle multinazionali. Eppure per un appassionato di informatica studiare le due materie sarebbe ugualmente interessante.

Secondo bisogna fare attenzione a ciò che viene svolto più spesso durante il lavoro: mettiamo che vogliate fare i meccanici perché vi piacerebbe smontare i motori. Va bene, però manca una considerazione qui, ovvero che se facessi meccanico probabilmente finiresti per smontare gomme e fare tagliandi per la maggior parte del tempo e non a smontare motori.

Realizzare questa passione è possibile, ma bisogna stare attenti perché andando in contro ad un'officina generica si potrebbe finire con lo sbattere la testa contro una realtà deludente.



Resta ancora un ventaglio di corsi di laurea tra cui scegliere


Prendiamo per esempio la mia situazione personale: dopo tutti questi passaggi sono giunto a una conclusione, ma è comunque troppo generica.

Vorrei fare il data scientist ma questo non è un lavoro specifico, è un microuniverso e ci sono davvero tante opportunità dentro questo settore. Infatti esistono tanti corsi di laurea di questa materia con solo il primo anno in comune. Oppure corsi di laurea che prevedono specializzazioni molto diverse.

Come faccio quindi a sceglierne una? Per prima cosa mi informo meglio sulle varie possibilità e poi reitero il processo, perché alla fine si tratta di dover conoscere meglio sé stessi e i possibili lavori che si vanno a fare.

Per informarsi si potrebbero consultare libri, leggere articoli, allargare la proprio cerchia sociale confrontandosi con persone che si interessano delle cose che piacciono a te, ad esempio.

Quello che consiglio io è soprattutto di provare già a cimentarsi in progetti vari e avere dei contatti col mondo del lavoro da cui si è attratti (ovviamente non tutti questi punti possono applicarsi a ogni persona e a ogni ambito lavorativo).



"Eh ma non conosco me stesso né il mondo del lavoro"


Se una persona non conosce se stessa l’unica cosa che può fare è provare a fare. Infatti provare ad avere una posizione di responsabilità permette di capire molte cose.

Qualcuno potrebbe sentirsi a proprio agio qualcun altro potrebbe impazzire.

Per provare non serve per forza fare chissà cosa, basta organizzare anche solo una festa. Vi posso assicurare che le sensazioni che si provano in quel caso sono paragonabili a quelle che si provano lavorando e lo dice una persona che ha fatto e ha rimediato a un danno da più di 3000€ a un cliente.

Organizzando una festa si va in contro a molti imprevisti: gente che non paga, gente che da buca e qualsiasi altra sorta di problemi. Onestamente non penso sia una cosa per tutti, c’è chi vive questa situazione con serenità e chi impazzisce. Inoltre si possono facilmente distinguere i sentimenti di chi fallisce o di chi vince, derivati soprattutto dalla pressione sociale. Una festa come un prodotto o un servizio può essere un fiasco come una rivelazione. Questi sentimenti sono conseguenti a uno stress emotivo non adatto a tutti e che riguarda solo alcune posizioni lavorative.

Oltre all’importanza del provare ad assumersi delle responsabilità sulle proprie spalle si possono provare diverse tipologie di incarichi. Io per esempio nello stesso posto di lavoro ho provato a svolgere prima delle mansioni manuali e in seguito d’ufficio. Così facendo ho capito che l’ufficio fa più per me, ma anche qui si entra nel soggettivo. Traete voi le vostre conclusioni.

Quindi in questo modo potete conoscere voi stessi; volendo esistono anche vari test della personalità più o meno validi, ma onestamente ritengo sia meglio fare esperienza.

Passo ora a parlare di lavoro. Confrontiamo un aspirante medico con un aspirante trader. Come fare a capire in questo caso qual è il loro posto e come funziona il lavoro? Semplice: guardando video, leggendo libri e anche provando quanto possibile (ad esempio a fare le suture con dei kit medici di pratica per suture oppure per la parte del trading a investire una piccola somma).

Provate a guardare qualche video di interventi chirurgici o a guardare come viene svolta un’analisi di mercato: probabilmente almeno una delle due vi annoierà a morte o magari entrambe, però difficilmente potranno interessarvi entrambe.

Lo so che tra voi c’è chi pensa a Michael Burry, ma andiamo avanti.

Approfondendo gli argomenti che vi ispirano noterete come qualche argomento diventerà man mano più interessante e altri man mano più noiosi. A forza di informarvi prima o poi arriverete a una conclusione. Arrivati quindi a questo punto reiterate il processo fino a trovare ciò che vi interessa.



Ultimo appunto prima di concludere


Un consiglio che io credo possa essere vitale è quello di giocare d'anticipo. Per mostravi quanto sia importante prendersi per tempo vi riporto due esempi personali.

Nel primo caso ti parlo di un errore che ho fatto: studiare troppo poco la matematica. Pensavo non fosse così utile ai fini del mio futuro lavoro ed è stato un errore. Ne ho pagato le conseguenze perdendo un anno alla triennale.

Sono stato portato a pensare che non fosse utile a causa dell' esperienza prematura con la programmazione. Infatti programmando mi accorsi che in fondo il lavoro del programmatore lo si può fare pure non conoscendo la matematica (cosa che reputo tuttora giusta) ma in realtà questa mancanza diventa un handicap, in parte perché sono previsti uno o più esami di matematica nel mio percorso formativo, in parte perché nella teoria dei riferimenti alla matematica ci sono. Quindi per quanto poco utile nella pratica per fare il salto di livello affiancare a quest'ultima un po’ di studio teorico è importante.

Inoltre esistono gli imprevisti e bisogna tenere a mente questo aspetto. Infatti volendo fare il data scientist (corso di laurea inesistente quando mi trovavo alle superiori) la matematica diventa necessaria anche nella pratica.

Aggiungo quindi che nella programmazione del proprio percorso futuro bisogna tenere conto di possibili imprevisti.

L’altro esempio invece riporta i vantaggi che ho avuto anticipando una scelta. In sostanza, nel corso del secondo anno della triennale, pensai bene di guardarmi attorno per quanto riguarda i corsi di laurea magistrali. Sebbene avessi già in testa di proseguire su sicurezza informatica non ho mai smesso di informarmi. Scoprendo quindi il corso di data science capii che facesse più al caso mio che sicurezza informa.

Perché è stato così importante fare quella scelta in anticipo di due anni rispetto alla laurea? Beh per iniziare la maggior parte dei corsi di laurea di data science richiedono anche dei cfu (crediti formativi universitari) di economia per chi ha frequentato informatica. In secondo luogo è richiesto il B2 per poter accedere al corso di laurea, quando per poter conseguire la laurea alla mia triennale basta il B1. Quindi l’aver anticipato la scelta mi ha permesso di non precludermi questo percorso, ma non solo : infatti durante il corso dell’anno successivo ho potuto parlarne in giro sfruttando tutte le occasioni di confronto possibile e ho approfondito di più cosa significasse fare il data scientist.

In tutto questo periodo sono anche riuscito a entrare in contatto con una persona appena uscita da quel corso di laurea. Capite bene che i vantaggi che ho ottenuto da un po’ di pianificazione sono stati enormi.

Se per caso venissi a contatto con qualcuno che lavora nel settore che ti interessa non esitare a chiedergli qualche dettaglio in più, tenersi sempre aggiornati è importantissimo Ma se non ti fossi documentato suffficientemente prima su quella cosa che ti interessa potresti aver sprecato un'occasione perché non avresti le giuste domande da porre.

Questa precisazione l’ho fatta perché fa parte della mia esperienza. Fate solo attenzione a stare alla larga da chi consiglia male. Infatti in quel periodo un sacco di persone mi dicevano “eh ma non ha senso guardare già adesso quelle cose, pensa alla triennale.” Peccato però che se avessi fatto così mi sarei precluso a priori la possibilità di poter accedere a quel corso di laurea magistrale. Appunto perché servono quei 12 cfu di economia.

inoltre, mi sono anche accorto di come i colleghi attorno a me dopo la laurea si trovino disorientati perché si sono rifiutati di pensare troppo in là nel fututo, di pensare già ad una possibile scelta papabile, . con la conseguenza di aver fatto scelte di pancia senza aver troppo approfondito a cosa andassero contro. E, inoltre, è meglio rimandare simili decisioni anche perchè ogni università ha tempistiche diverse per l’accesso ai corsi di laurea magistrali, quindi bisogna fare attenzione e giocare d’anticipo.



Per concludere


Siamo giunti alle conclusioni finali di questo breve saggio. Giustamente potreste dubitare di tutto ciò che vi ho detto, in fondo all’inizio ho sottolineato come io non sia nessuno. Però qualcuno si sarà accorto che il mio metodo è molto simile se non uguale a quello di Ray Dalio. Dalio nel suo libro I principi del successo spiega molto meglio di quanto possa aver fatto io il suo metodo vincente. Inoltre ci terrei ad aggiungere che lui è un pensionato di successo mentre io sono in quella che lui definisce "la prima fase della mia vita". Dalio, oltre ad essere il migliore nel suo settore, è anche una persona che si informa su qualunque argomento e a cui piace confrontarsi con gli altri. Se non vi fidate di me fidatevi di lui e leggete il suo libro.

Attenzione, così facendo non si trova per forza il corso di laurea giusto, ma si riducono di molto le possibilità di sbagliare. Credo sia evidente che tra lo scegliere un corso di laurea senza un criterio e l’essere informati, il secondo metodo funzioni meglio. Il problema sta nel fatto che comunque passa tutto attraverso la nostra soggettività e le persone sono per natura piene di bias cognitivi. Inoltre la vita è piena di imprevisti che possono cambiare tutto e spesso le persone stesse cambiano. Ciò non toglie che applicarsi nella scelta sia meglio che fare le cose tanto per, quanto meno se dovessimo sbagliare riusciremmo a capire perché, altrimenti non ce ne sarà uno dal momento che la scelta è stata casuale.

Quindi il punto è che questo è un processo iterativo e non c’è mai una fine in un processo ciclico.